Panorama - La chiesa di San Rufino

La Chiesa di San Rufino

Un Patrimonio storico, culturale e artistico da conservare

La testimonianza più antica che all’oggi si conosca sulla Chiesa di San Rufino in Cerendero, ubicata nel Comune piemontese di Mongiardino Ligure (AL) e posta sotto la giurisdizione ecclesiastica dell’Arcidiocesi di Genova, è tramandata da un atto notarile datato 25 novembre 1248. È probabile che il terminus post quem della sua costruzione sia di molto anteriore, dal momento che della località di Cerendero si ha già notizia nell’anno 947. Documentata come avente cura d’anime dal 1248 fino al 1475, la Chiesa è dedicata a San Rufino Confessore, eremita e abate vissuto nel VI secolo, il cui culto rappresenta una testimonianza del monachesimo subalpino anteriore alla diffusione della Regola di San Benedetto e, in ambito locale, precedente l’influenza del non lontano monastero colombaniano di Bobbio.

La struttura originaria venne ricostruita nel XV secolo ad opera dei contadini del luogo, dietro interessamento dei Marchesi Crosa di Vergagni di Genova. Per rinuncia del Rettore, a istanza degli Spinola, nel 1475 la Chiesa fu incorporata alla pieve di Mongiardino, cui rimase unita fino al 1647.

Chiesa frontaleCostituita Parrocchia dal Cardinal Durazzo il 22 agosto 1647, essa venne dapprima officiata dai Padri Carmelitani Scalzi e in seguito assegnata al clero secolare. Suo primo Rettore fu il tortonese Don Tomaso Morando. Fra il XVII e il XIX secolo furono attive le Confraternite di N.S. del Carmelo e del SS. Sacramento. L’Archivio Parrocchiale, redatto dal 1611, informa dei restauri, comprensivi di decorazioni, che interessarono la struttura tra il 1722 e il 1744. Nel 1872 la Parrocchia fu consacrata al Sacro Cuore di Gesù.

L’edificio attualmente visibile venne ricostruito per iniziativa di Don Agostino Tambutto e grazie all’attivo contributo dei parrocchiani. La prima pietra fu posta il 26 giugno 1898. Il nuovo Tempio, benedetto e aperto al culto il 17 luglio 1904, ebbe ancora come Titolare San Rufino Confessore, insieme con la Madonna del Monte Carmelo. Con decreto 23 agosto 1947 l’Arcivescovo Giuseppe Siri elevò la Parrocchia al rango di Prevostura.

La nuova Chiesa venne edificata, su progetto dell’Ing. Luigi Balbi di Genova, dall’impresario Giovanni Battista Maffeo di Arezzo. Con enormi difficoltà economiche e mezzi tecnici oltremodo scarsi, fu possibile realizzare un’opera architettonica suggestiva e di imponenza grandiosa. L’unica navata, delle dimensioni di 14 x 30 m, internamente raggiunge l’altezza di 14 m.

Al 5 luglio 1901 risale la posa della prima pietra del nuovo Campanile, ultimato pochi anni dopo con le splendide fattezze che ancora oggi si sono conservate pressoché intatte. Alla torre campanaria, alta una quarantina di metri, si aggiunse l’ampia struttura canonicale, costruita a partire dal 1906, che contava 19 vani complessivi distribuiti su tre piani. Tutte le murature sono di pietra locale. La popolazione provvide sul posto il materiale occorrente, alternando alle occupazioni nei campi il proprio contributo volontario ai lavori di costruzione e di rifinitura dell’edificio.

Durante la seconda guerra mondiale, la Canonica di Cerendero ospitò alcuni Ebrei appartenenti a una delle famiglie Levi di Genova. Uno di essi ritrasse il complesso ecclesiale in un pregevole disegno eseguito con colori a pastello, datato 1944 e firmato con le iniziali C. G., che testimonia la maestosa solennità della struttura e il rigoglio delle sue proprietà terriere. In quegli anni la Canonica vide avvicendarsi diversi partigiani, rifugiati Ebrei, Tedeschi, fascisti e i cosiddetti “Mongoli” della Divisione Turkestan, ex prigionieri sovietici, tutti per quanto possibile accolti, talvolta simultaneamente, gli uni a insaputa degli altri, con rispettosa ospitalità. Nel 1945, poco tempo prima della Liberazione, sessanta partigiani furono nascosti nella stalla antistante alla Chiesa, che divenne un deposito di armi e munizioni. Chiesa prato

Le tradizionali espressioni della religiosità popolare racchiudevano i valori etici e di vita di numerose generazioni contadine profondamente legate al territorio d’origine. Fra le numerose festività celebrate a Cerendero, le principali erano quelle di San Rufino e di N.S. del Monte Carmelo, quest’ultima ancora oggi mantenuta la terza domenica di luglio, in un piccolo Oratorio parrocchiale.

Sconsacrata nel 1979, la Chiesa fu dichiarata inagibile per motivi di sicurezza inerenti alla natura del terreno su cui la struttura insiste. All’epoca si era diffusa l’opinione (o forse si trattava di un mero timore, per altro non avallato da riscontri di carattere tecnico), che il fabbricato fosse addirittura soggetto a frane imminenti, cosa che però è stata smentita dai fatti: l’edificio si regge ancora in piedi nella sua interezza, seppure vistosamente lesionato a causa dell’incuria e delle infiltrazioni atmosferiche.

Dal 2011 l’edificio risulta fra i beni immobili di comprovato pregio e valore artistico sottoposti a tutela ai sensi del D. Lgs. 22/01/2004 – “Codice dei Beni culturali e del Paesaggio” (Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Novara, Alessandria e Verbano-Cusio-Ossola. Prot. n. 1809/NO).

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