Abisde1943

Corredo artistico

Ben poco si è conservato integro del Patrimonio artistico che impreziosiva il complesso architettonico di San Rufino e ciò che di esso ancora risulta visibile corre il non remoto rischio di scomparire per sempre a causa tanto degli agenti atmosferici che infieriscono sulla struttura, specie sotto forma di infiltrazioni di pioggia e di neve, quanto dello stato di pericolosità generale in cui versano le pareti perimetrali della Chiesa e anche la volta, gravata dal peso del tetto in disfacimento. Le fotografie che, a proprio rischio, negli ultimi anni alcuni visitatori sono riusciti a scattare all’interno dell’edificio non di rado restituiscono l’immagine di un ambiente spettrale in cui, più che i naturali effetti del tempo, un ruolo determinante ha giocato un diffuso e consapevole atteggiamento di indifferenza o, peggio, di volontario spregio.

SoffittoPur nella sua vistosa precarietà, il corredo decorativo superstite rappresenta ancora un segno eloquente della radicata tradizione culturale e religiosa locale che ha connotato pressoché tutte le aree dell’Alta Val Borbera.

L’unica vasta navata a pianta rettangolare absidata, interamente affrescata a partire dal 1912 dai pittori Francesco Ponzetti e Clemente Salsa, è coperta da una volta a botte che si innesta su un cornicione modanato, all’oggi marcatamente danneggiato e frastagliato. L’interno, smantellato di qualsiasi arredo, è scandito da lesene di ordine gigante lungo le pareti laterali in cui si aprono tre nicchie per parte. La decorazione muraria ad affresco è datata in controfacciata 1929-1932. Lavorò in qualità di Capomastro, sotto la guida del pittore Ponzetti, Giovanni Biglieri di Cerendero, il parrocchiano che maggiormente si appassionò alla manutenzione della Chiesa e che con diligenza realizzò le lesene, le quadrature di capitelli e di cornici e le opere di finitura, completando altresì nel 1938 i lavori di intonaco esterno, iniziati nei primi anni del XX secolo.

Sull’ampio soffitto in condizioni precarie, solcato da numerosi squarci erosi nei quali spiccano mattoni scoperti e pietre vive, si possono ancora distinguere alcuni pregevoli affreschi che raffigurano l’Esaltazione della Croce con l’adorazione degli Angeli, in una scena del Giudizio Universale, e il Simbolo Eucaristico emergente dalle nubi, sormontato da una corona d’oro retta da due putti in volo che suscitano quel sentimento di tenerezza proprio dell’infanzia. AffreschiAnche nella loro armonica essenzialità di tratti, gli affreschi che finora si sono salvati manifestano un peculiare e calibrato impiego cromatico che restituisce efficacia e immediatezza ai soggetti rappresentati con sobria delicatezza d’insieme, attraverso una stesura veloce del colore in cui la rapidità della pennellata si inquadra come un espediente per accentuare l’idea del movimento, espressa anche tramite un singolare panneggio delle vesti, oltre che la leggerezza e lo slancio emotivo delle figure angeliche. L’accostamento di tinte pastello, con una predilezione per i toni del giallo e dell’ocra, frammisti per lo più a dorature e a inserti di colore bianco e di azzurro, contribuiva a rimarcare l’effetto luminoso delle immagini che in parte ancora emergono con sorprendente efficacia all’interno di ciò che si è conservato delle elaborate cornici che ne delimitavano i contorni. Le pareti perimetrali erano corredate di stucchi e di fregi che evidenziavano gli elementi architettonici posti ad arricchire l’intera aula ecclesiale, al pari delle effigi di Santi racchiuse all’interno di elaborati medaglioni visibili sul soffitto.

Irrimediabilmente perduto è invece l’incantevole affresco che, stagliandosi con maestosa eleganza, ricopriva l’abside. Sovrastato dal drappeggio di un finto baldacchino dipinto, esso raffigurava Gesù in Trono attorniato dai sette Spiriti di Dio e dai quattro Esseri Viventi, come descritto nell’Apocalisse (Ap 4,1-11), con ai Suoi piedi la Gerusalemme celeste. L’atmosfera di lode, di gloria e di speranza nella vita eterna era evidenziata dalla lucentezza delle figure che spiccavano fra allegorici chiaroscuri e coltri di nubi, con l’ausilio della luce esterna che filtrava attraverso le vetrate policrome, accentuando un mistico senso di spiritualità e di raccoglimento.

All’altezza della cornice, il perimetro dell’intera navata era contrassegnato dall’iscrizione di inni di lode, ancora in parte leggibili, culminanti nella zona del presbiterio, dove era riportata la frase, all’oggi perduta, tratta da Sal 72,11«Et adorabunt Eum omnes reges terrae, / omnes gentes servient Ei».

N.S. di LourdesIn fondo alla navata, sulle pareti laterali sono ancora esistenti e piuttosto ben conservati, seppure deturpati da alcune crepe murarie, due grandi affreschi ritraenti N.S. di Lourdes e il Battesimo di Gesù nel Giordano dove, ancora una volta, la luce risulta essere una delle fonti primarie d’ispirazione degli artisti e agli effetti luminosi e cromatici è affidata l’espressività dei soggetti. Nei dipinti si riscontra una certa sensibilità prospettica cui si accosta una efficace immediatezza di esecuzione.

Ulteriori decorazioni ad affresco erano presenti sui soffitti di alcuni vani della Canonica.

La Chiesa di San Rufino si presenta oggi spogliata di ogni arredo, materiale in massima parte trafugato o disperso come ad esempio antichi Crocifissi in legno, statue, quadri, balaustre in marmo bianco, baldacchini, suppellettile sacra, coro ligneo, armadi, pregiati lampadari dei secoli XVIII e XIX, oltre che l’intero mobilio della Canonica.

Il corredo artistico si fregiava in particolare di due altari di marmo, il maggiore del 1887, di un Battistero in marmo di cui si aveva già notizia nel 1650, di un elaborato pulpito in legno eseguito nel 1945 e di due statue di N.S. del Carmine, di cui una in marmo anteriore al 1645 che per molti anni ebbe collocazione all’interno di una nicchia al centro del coro, indorata e decorata nel 1948 dal pittore Luigi Gambino di Alessandria.

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