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La bottega di Assunta

L’autonomia gestionale della Chiesa di San Rufino e delle sue pertinenze era garantita sia dall’attivo contributo dei Sacerdoti che nel corso dei decenni si sono avvicendati nell’amministrazione della Parrocchia, aventi residenza nei locali della Canonica, sia soprattutto dalla presenza del fattore Giovanni Biglieri (1902-1992) e di sua moglie Assunta (1904-2003) che, con la loro assidua attività di contadini, pastori e negozianti, per molti anni hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo di un microcosmo altamente funzionale legato al complesso religioso, ma anche nella tradizione di uno stile di vita rurale e agreste dalle significative connotazioni di solidarietà umana.

I fattori lavoravano le terre parrocchiali, curavano l’orto e il frutteto dei Sacerdoti, per i quali rappresentavano il principale riferimento. I coniugi si occupavano inoltre della stalla e degli animali da cortile di loro proprietà e provvedevano all’illuminazione domestica e a quella della Canonica mediante una rudimentale centralina idroelettrica, forse una delle prime a essere installate in Val Borbera, nel 1923. Per lungo tempo la bottega di Assunta, che aveva sede in uno degli edifici antistanti alla Chiesa, ha provveduto alle necessità di cinque frazioni: Canarie, Cerendero, Gordena, Gorreto e Piandeiberci, rifornendo gli abitanti di prodotti vari: generi alimentari, tabacchi, articoli di cartoleria e di merceria.

Ruderi cascinaIl negozio era particolarmente rinomato per la presenza di un piccolo angolo delle delizie sempre ben provvisto di caramelle assortite, dolciumi e gomme da masticare, oggetto del desiderio di tutti i bambini della Parrocchia. Molti prodotti di prima necessità come la pasta, il riso e lo zucchero non erano venduti confezionati, ma a peso, conservati in capienti sacchi di carta o di juta; le caramelle erano smerciate addirittura a numero, di modo che sia i bambini sia i ragazzini più grandi potessero acquistarne anche soltanto una o due con i pochi spiccioli avuti dai familiari. Nel secondo dopoguerra, quando tutto scarseggiava, denaro incluso, a Cerendero anche le sigarette si vendevano singolarmente, dal momento che spesso gli avventori non potevano permettersi un pacchetto intero.

Non di rado, in luogo di una vera e propria compravendita, nel negozio avveniva uno scambio di merci, una sorta di baratto con i prodotti contadini che Assunta accettava come compenso per andare incontro alle necessità degli avventori. L’esercizio rimaneva aperto anche la domenica e nei giorni di festa; in tali occasioni, dopo le celebrazioni religiose, gli uomini si riunivano in una saletta interna e giocavano alla morra o a carte. Come molti altri Valligiani dignitosi e discreti, Assunta, donna umile ed energica, ormai popola i ricordi di un tempo nemmeno troppo lontano eppure assai distante da quello attuale, se non altro per lo spirito e per l’atteggiamento di chi si è trovato a viverlo.

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