Volta-Apostoli

Storia, cultura e tradizioni

La Chiesa di San Rufino, appartenente alla giurisdizione ecclesiastica dell’Arcidiocesi di Genova, sorge nel Comune di Mongiardino Ligure (AL), in un’area del cosiddetto Oltregiogo, regione storica ubicata fra il Piemonte e la Liguria, comprendente i luoghi appartenuti alla Repubblica di Genova e ai Feudi Imperiali confinanti, per lo più amministrati da nobili famiglie genovesi. Pur facendo capo, dal punto di vista amministrativo, alla Provincia di Alessandria, anche Cerendero, come tutti i territori dell’Oltregiogo, conserva caratteristiche e peculiarità liguri sia in ambito etnico sia linguistico, ma anche economico e religioso. La Chiesa si trova in un ambiente naturalistico incontaminato, nel territorio montano dell’Alta Val Borbera, il cui nome deriva dal torrente Borbera che scorre ai piedi di un lungo crinale di rilevante utilità storica per le comunicazioni tra la Pianura Padana e il mare.

Chiesa dal PascoloLa formazione dell’Alta Valle si ascrive al Cretacico superiore-Paleocene (93-56 milioni di anni fa). Come attesterebbero alcune indicazioni toponomastiche, dall’Età del Ferro essa fu abitata da tribù liguri (probabilmente i Ligures Dectunini). Retroterra del municipium di Libarna, in Età Augustea il suo territorio entrò a far parte della Regio IX. L’influsso romano sulla Valle, determinante anche per una capillare organizzazione territoriale, è documentato sia dalla toponomastica sia da ritrovamenti archeologici. Durante le invasioni barbariche, la Val Borbera venne dapprima annessa ai domini di Odoacre e fu in seguito invasa dai Visigoti e dai Longobardi. Ad opera dei Monaci Benedettini, nell’Alto Medioevo sorsero chiese, cenobi e abbazie. Altri insediamenti monastici furono emanazione dei vicini monasteri di S. Colombano a Bobbio e di S. Pietro in Ciel d’Oro a Pavia. Ancora leggibile risulta una fitta rete di comunicazioni fra i singoli villaggi che testimoniano la frammentazione del territorio in numerosi feudi, talvolta di modeste dimensioni e sottoposti a diverse istituzioni come Papato e Impero. Dal 1748 la Bassa Valle passò sotto il Regno di Sardegna, mentre l’Alta Valle, dipendente dalla Repubblica di Genova, fu controllata dalle famiglie Adorno, Spinola, Fieschi e Malaspina. Nel 1859 la Val Borbera venne annessa alla Provincia di Alessandria, e dunque al Piemonte. Dal 1915 al 1921 ad Arquata Scrivia, presso la foce del torrente Borbera, fu allestito un campo militare inglese. Durante la seconda guerra mondiale, le aree montane dell’Alta Valle furono teatro di scontri tra partigiani e nazifascisti fino alla Liberazione del 1945.

L’economia della zona si basa in prevalenza su agricoltura, pastorizia, piccole attività artigianali, risorse forestali e idroelettriche. Notevole è inoltre la connotazione turistica della Valle, in considerazione della bellezza del suo paesaggio e del fascino di un ambiente naturale incontaminato.

Il dialetto parlato nella zona è quello ligure tipico dell’Oltregiogo, con influenze del piemontese.

Nella Valle si riscontra una particolare concentrazione di antichi edifici quali castelli, palazzi signorili, celle monastiche, santuari e chiese, espressione di un prestigioso patrimonio storico, artistico e architettonico locale. I piccoli agglomerati che si distinguono in mezzo alla vegetazione, lungo il corso dei torrenti o addossati ai declivi montani, fasciati da un silenzio che è espressione della resistenza e della pazienza contadina delle passate generazione, sono caratterizzati da una tipologia di edilizia rurale non dissimile da quella presente in altri territori della montagna appenninica. I numerosi paesi della zona sono depositari di una ricca memoria storica e di un distintivo folklore che, in assenza di una doverosa tutela conservativa, rischiano una progressiva estinzione.Neve muro

Anche grazie all’isolamento geografico delle alte vallate, nei territori valborberini, culturalmente omogenei, si sono conservati usi e costumi tipici dell’area delle Quattro Province (Genova-Alessandria-Pavia-Piacenza) come un tradizionale repertorio di musiche e di danze molto antiche, le cui melodie, eseguite dal piffero (oboe popolare ad ancia doppia), accompagnato oggi dalla fisarmonica, ma fino agli Anni Trenta del secolo scorso dalla cosiddetta müsa (cornamusa appenninica), venivano tramandate oralmente e insegnate sull’esempio dei ballerini più esperti o degli anziani. Le danze, tutte basate sul “passo delle Quattro Province”, si esprimono nelle varianti di coppia, di cerchio e coreografiche; alcuni dei balli d’epoca ancora oggi eseguiti sono la piana, la giga a due e la giga a quattro.

Fra i numerosi prodotti tipici locali si segnalano nocciole, castagne, funghi porcini, fagiolane, salumi, il tartufo bianco o nero, la mela Carla, la patata Quarantina, il miele, il Timorasso, un vitigno autoctono a bacca bianca, il Montébore, pregiato formaggio di antichissime origini ricavato da latte vaccino e di pecora, nonché la “Carne all’Erba”, espressione di una zootecnica integrata tra l’allevamento, ancora oggi praticato, e le risorse naturali della terra.

 

Di seguito, alcuni testi e articoli relativi alla storia e alla cultura locali.

 

Tacchella

 

 

 

 

Recensione Tacchella

 

Cartasegna 78

 

 

 

 

Recensione Cartasegna 78

 

Giardelli

 

 

 

 

Recensione Giardelli

 

Giardelli2 Recensione Giardelli 2

 

Torre

 

Borioli-Botta

 

Capriata

 

Ferrari

 

Finzi

 

Lazagna

 

QuattroPagine, aprile 2010

QuattroPagine, giugno 2010

 

 

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